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	<title> &#187; comandamenti della marca</title>
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		<title>I comandamenti della marca</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 17:20:32 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Non fare al marchio ciò che non vorresti venga fatto a te. Potrebbe apparire alquanto blasfemo argomentare temi effimeri e pagani, come quelli inerenti al brand, parafrasando testi religiosi ma, con tutte le doverose licenze “giornalistiche”, il <strong>parallelismo </strong>sembra piuttosto rivelatore.</p>
<p><span id="more-551"></span></p>
<p>Troppo spesso i comportamenti delle aziende, per tutto ciò che concerne la cultura del branding, non sono conformi a quanto la materia richiederebbe. Naturalmente le variabili sono molteplici e intricate, tali da non rendere sufficientemente idonee ed esaurienti dieci semplicistiche norme da seguire. Una regola infatti, per definizione, è in antitesi con un processo creativo, necessario invece per svolgere un intervento strategico, volto a definire o ridefinire l’identità di un’impresa o di un prodotto. Ciò nonostante è comunque possibile, e utile, razionalizzare un <strong>decalogo di princìpi </strong>fondamentali <strong>sul brand</strong>, da rispettare <strong>con costanza e dedizione</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il primo “comandamento” dice che è più utile <strong>concentrarsi sul proprio marchio</strong> e su quanto esso possa fare, <strong>senza</strong> troppo <strong>preoccuparsi della concorrenza</strong>. Il secondo ordina di <strong>gestire </strong>attentamente ogni singola <strong>performance</strong> <strong>comunicativa</strong> della <strong>marca</strong>. Il terzo raccomanda di <strong>celebrare la marca</strong>, periodicamente, cogliendo ogni occasione che possa consentire un’attribuzione di valore. Il quarto impone il <strong>rispetto per il marchio</strong>, in quanto codice visivo, e la marca, l’entità intrinseca che identifica. Il quinto ricorda di<strong>evitare</strong> ogni azione od operazione che in qualche modo possano <strong>recare danni al marchio</strong>, con conseguente decadenza o distruzione della marca rappresentata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il sesto, che introduce un fattore molto attuale, consiglia di agire sempre in modo <strong>etico nei confronti del mercato</strong>. Il settimo riguarda la <strong>rappresentazione mentale</strong> che un <strong>marchio</strong> deve evocare, la quale deve essere unica e originale, evitando di imitare un altro brand per non incorrere nel rischio di perdere personalità e differenziazione. L’ottavo “comandamento” pone l’attenzione sugli <strong>aspetti legali</strong>, quali fattori discriminanti per la tutela e la capitalizzazione economica del valore di un marchio. Il nono e il decimo, infine, indicano come fattore critico per il successo il percorso di creazione della propria <strong>personalità di marca </strong>e che, dunque, “desiderare” un marchio o una marca di un competitor potrebbe essere interpretato non solo come sintomo di debolezza, ma soprattutto di carenza di quelle idee necessarie per trasformare un’impresa, o un prodotto, in un vero e proprio brand.</p>
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